La nostra storia

La storia della FEMCCS

Recentemente abbiamo celebrato la costituzione formale (1962) e il primo Corso (1963) della Fondazione Ettore Majorana e Centro di Cultura Scientifica (EMFCSC). La Fondazione Ettore Majorana e Centro di Cultura Scientifica non è una Accademia né una Università come quelle a tutti note. Bell, Blackett, Rabi, Weisskopf ed io, abbiamo firmato uno statuto che ha dato un nuovo significato alla Scienza e alla sua cultura. Ogni anno, dal 1963, vengono a Erice autori di nuove scoperte e invenzioni; 112 di loro sono stati insigniti del premio Nobel dopo la loro partecipazione alle attività dell’EMFCSC e 50 erano già Premi Nobel. Questi leader del mondo scientifico insegnano a studenti di tutto il mondo che sono desiderosi di ricevere le ultime conoscenze direttamente dalla bocca dei loro autori, proprio come si faceva all’Università di Bologna più di nove secoli fa. Nel corso di questi 62 anni (1963-2025), oltre centoquarantaseimila scienziati di centoquaranta nazioni hanno preso parte alle attività post-universitarie svoltesi all’insegna di una scienza senza segreti e senza frontiere. Una comunità scientifica che ha cercato di abbattere le barriere ideologiche, politiche, razziali, inventate non dalla scienza, ma dai suoi peggiori nemici. L’esistenza di una comunità scientifica tanto vasta quanto quella di Erice è la dimostrazione concreta che il nuovo ruolo della scienza è già una realtà. Fare scienza vuol dire scoprire le leggi fondamentali della natura. Le applicazioni delle grandi scoperte scientifiche sfuggono al controllo della scienza. Ecco perché lo sviluppo tecnologico si è quasi sempre orientato in contrasto con i valori cui la scienza si ispira: amore verso il Creato e rispetto per la vita e la dignità umana. «Scienza e fede sono entrambe doni di Dio» ha scritto Giovanni Paolo II. Nessun Papa aveva mai avuto il coraggio di porre la scienza e la fede su un piedistallo di pari dignità. Il nuovo ruolo della scienza nasce da questa verità.

Ed è da questa stessa verità che nasce lo «Spirito di Erice», noto nella comunità scientifica internazionale come «The Erice Geist» (un misto di italiano, inglese e tedesco). È da questo «Erice Geist» che sono nati i Seminari sulle Guerre Nucleari che hanno visto attorno allo stesso tavolo a Erice negli anni Ottanta i massimi cervelli della difesa USA e URSS. È forse però bene chiedersi cosa è successo a Erice 60 anni fa. Bisogna fare un salto di novecento anni indietro nel tempo per capire che cosa è successo a Erice dal 1963 in poi. Quando novecento anni fa nacque a Bologna la prima Università, l’impulso venne da un’esigenza che ancora oggi non si è spenta. Anzi. Sapere dalla viva voce di chi inventa e scopre cose nuove le basi di quelle invenzioni e scoperte. Fu ciò che spinse un gruppo di uomini colti a fondare la prima Università. A quei tempi, le scienze
mediche e giuridiche erano al centro dell’attenzione. E per conoscere le ultime novità bisognava aspettare le stesure dei libri. Tempo necessario: dieci anni. Adesso i libri si stampano in una settimana. Perché allora insistere nel cercare la “viva voce” di chi scopre e inventa?

 

Victor F. Weisskopf con Antonino Zichichi al CERN, nel giardino (1960)
1963
Victor F. Weisskopf, Sidney D. Drell e Antonino Zichichi (Erice, 26 maggio 1963)

Si sono ridotti i tempi per produrre un volume. Ma le conoscenze si sono espanse a un ritmo travolgente. Quello che l’uomo ha appreso da Galilei a oggi è superiore a tutto ciò che aveva capito nel corso dei diecimila anni che ci separano dall’alba della civiltà. Cosa ne è stato di quella istituzione detta Università? Piano piano essa ha dovuto assorbire l’enorme crescita del sapere. In tutti i campi. Quindi, da centro propulsore di nuove conoscenze è diventata luogo di formazione propedeutica. Portare i giovani alle soglie delle nuove conoscenze, metterli in grado di capire cosa si fa nei settori più avanzati delle diverse discipline in cui si articola l’umano sapere: ecco il compito delle Università di oggi. E non è poco.

Come la mettiamo con le invenzioni e le scoperte? Chi le fa? Come le fa? Come ci si arriva? Se uno studente apre un libro universitario ha quasi sempre l’impressione che il settore trattato è capitolo chiuso. Difficilmente troverà spazio per discutere e comprendere quali siano i problemi aperti in quel campo. Eppure, di problemi da risolvere ce ne sono in tutti i settori.

L’espansione del sapere umano ha portato l’insegnamento universitario su un terreno totalmente diverso da quello di partenza. Novecento anni fa, una persona colta poteva conoscere bene, a fondo, diverse discipline. Oggi, per esempio, dire fisica corrisponde a un mondo vastissimo di conoscenze. C’è la fisica molecolare, quella atomica, quella nucleare e quella subnucleare, per non citare che alcuni tra i capitoli più vasti delle scienze fisiche. Ma anche se prendiamo soltanto quella subnucleare, ci accorgiamo che ci sono almeno dieci specialità.

In matematica, esistono centinaia di settori, ciascuno di grande vastità e interesse. Le cose non cambiano se passiamo dalla scienza cosiddetta pura a quella applicata. Dire medicina è come dare un solo nome a mille settori. Che cosa succede a un giovane studente desideroso di sapere che cosa c’è di nuovo nel settore che lo affascina? Una Università, quando va bene, di stelle di prima grandezza ne potrà avere un paio. Quel paio non può coprire tutti i settori dell’umano sapere.

Gli specialisti che lavorano alle frontiere di un determinato settore si possono trovare un po’ ovunque. Ascoltarli tutti sarebbe un’impresa impossibile. Bisognerebbe fare il giro del mondo, avere il privilegio di essere ricevuti e ascoltare le loro lezioni.

A Erice, coloro che vengono per seguire i corsi di una determinata scuola — la più antica è quella di fisica subnucleare — sono detti “studenti”. In realtà si tratta di giovani che hanno completato con successo i loro studi universitari e vengono a Erice per sapere quali sono i problemi nuovi. Questo vale per tutti i settori, che sarebbe troppo lungo elencare. Basterà dire che esistono centoventinove scuole.

Ma quello che distingue Erice è lo spirito che anima tutti i partecipanti: studenti e docenti. L’obiettivo primo è imparare. Non si rilasciano diplomi né titoli di alcun tipo. Lo studente ascolta la lezione e dopo l’interruzione per la colazione si apre la parte più divertente.

Lo studente può rivolgere al professore qualsiasi domanda. Anche la più banale. Non sarà punito. È interesse di tutti conoscere i pensieri dei giovani cervelli esposti alle novità scientifiche delle quali avevano, forse, immaginato tanti dettagli, ma difficilmente quelli che frullano nella testa del docente.

Dato un problema, i modi di affrontarlo sono diversi. Ecco l’interesse delle sedute per discutere insieme. Quando un gruppo di scienziati si trova riunito per trattare temi di grande attualità scientifica, può accadere veramente di tutto. Una volta venne a scuola il direttore scientifico dell’IBM di Zurigo. Ritornato in sede, presentò le dimissioni dall’incarico di direzione per dedicarsi a un’idea che gli era venuta seguendo i corsi di Erice. Quell’idea lo portò a scoprire la superconduttività ad alta temperatura: premiata con il Nobel. Stiamo parlando di Alex Müller. È un esempio di come possono nascere idee nuove a Erice.

Wigner - Dirac - Zichichi
Il padre del Teorema del Tempo, Professor Eugene Wigner (a sinistra nella foto) e il Professor Paul Dirac (a destra nella foto), padre dell’equazione che ha portato all’Antimateria, con Antonino Zichichi.

L’esempio citato si riferisce alla ricerca scientifica pura, anche se le applicazioni della superconduttività ad alta temperatura saranno di vastissimo interesse per il trasporto dell’energia elettrica e mille altre attività.

Un esperimento realizzato usando materiale superconduttore a temperature vicine allo zero assoluto, ha permesso a un gruppo di fisici (Hill, Proust, Taillefer, Fournier e Greene) di scoprire che il trasporto del calore avviene grazie allo “spin” dell’elettrone; quindi alle sue proprietà magnetiche.

L’idea di più grande valore nata a Erice, nel corso di lunghi anni trascorsi tra conflitti che hanno coinvolto tanti Paesi e che vengono spesso ignorati, è quella del Manifesto nel quale si sono riconosciuti più di centomila scienziati di 115 Nazioni. L’obiettivo di quel Manifesto è la lotta ai Laboratori segreti.

Verrà il giorno in cui, coloro i quali fanno ricerche scientifico-tecnologiche in gran segreto dovranno essere accusati di crimine contro l’Umanità. Aprire le porte dei Laboratori scientifici, qualunque sia il tema della ricerca ivi portata avanti, non solo darebbe nuovo impulso alla ricerca scientifica in tutti i campi dello scibile, ma bloccherebbe di colpo la folle spirale della corsa agli armamenti, che oggi, dopo il crollo del Muro di Berlino, ha
incredibilmente ripreso forza. Potrà sembrare utopistico che si possa mai arrivare a estirpare dai Laboratori scientifico-tecnico-militari il segreto. Una cosa è però sicura. Se non riusciamo in questa impresa, prima o poi, il pianeta è destinato a saltare in aria.

Come detto in apertura, gli scienziati di Erice hanno dato vita a un nuovo modo di intendere la collaborazione scientifica internazionale: senza segreti e senza frontiere. È questo lo Spirito di Erice. Ed esso ha come condizione indispensabile il Volontariato Scientifico il cui obiettivo è lo sviluppo di tutti quei Paesi poveri (Sud) che sono oggi lontani dai livelli scientifici e tecnologici dei Paesi industrializzati (Nord). Il Volontariato Scientifico ha permesso di realizzare progetti che avrebbero avuto bisogno di somme enormi se non avessimo potuto contare sul lavoro offerto da migliaia di scienziati e specialisti, senza nulla chiedere in termini di onorari o compensi per il lavoro da essi svolto. Questo Volontariato tocca tutti i livelli, fino ai più alti. Ai nostri progetti contribuiscono infatti protagonisti della Scienza, della Tecnica, della Medicina, di prestigio mondiale, tra cui molti Premi Nobel.

 

Il brindisi che celebra la fine delle terribili ore trascorse in attesa della conclusione degli eventi a Mosca (Erice, agosto 1991)
Il brindisi che celebra la fine delle terribili ore trascorse in attesa della conclusione degli eventi a Mosca (Erice, agosto 1991)

I risultati ottenuti grazie al Volontariato Scientifico nascono dallo Spirito di Erice e dimostrano quanto sia importante l’impegno di noi scienziati appartenenti ai Paesi industrializzati (Nord) per realizzare una solidarietà scientifica verso i Paesi bisognosi di tutto (Sud). Per superare il gap che ogni anno diventa più grande tra i Paesi poveri (Sud) e ricchi (Nord) non basta offrire cibo e medicine. I Paesi poveri (Sud) hanno anche bisogno di imparare ad affrontare e risolvere – con le loro stesse energie intellettuali – i problemi che ne bloccano lo sviluppo. I Paesi ricchi (Nord) debbono aiutarli intellettualmente e materialmente, non con sprechi di energie economiche investite su progetti inutili, ma scegliendo progetti concreti, con obiettivi precisi, elaborati dalla comunità scientifica in stretta collaborazione con le migliori energie intellettuali degli stessi Paesi bisognosi di tutto. Senza le basi che la comunità scientifica di Erice ha saputo metter su in 62 anni di attività, il confronto Nord-Sud rischierebbe di entrare in rotta di collisione. Se ciò può essere evitato, è lo Spirito di Erice che permette di sperarlo.

La Fondazione Ettore Majorana e Centro di Cultura Scientifica non è una Accademia né una Università come quelle a tutti note. È una Istituzione nata nel cuore della Scienza di Frontiera per opera di Bell, Blackett, Rabi, Weisskopf e di chi scrive.

Si tratta di esponenti della Scienza che saranno ricordati nella Storia della Fisica del XX secolo. Patrick M.S. Blackett, Premio Nobel, Lord e Grande Ammiraglio della Marina Britannica, scoprì il primo esempio di produzione simultanea “elettrone-antielettrone”. Nel suo Laboratorio vennero scoperte le prime “particelle strane” così chiamate in quanto nessuno le aveva sapute prevedere. Quelle particelle avrebbero aperto una nuova frontiera nell’Universo Subnucleare.

Isidor I. Rabi, scopritore dell’effetto che porta il suo nome, fu premiato col Nobel per questo; a lui si deve la creazione della prestigiosa Scuola di Fisica dell’Università di Columbia a New York e del Comitato Scientifico della NATO: impresa di formidabile originalità in quanto legava una struttura militare – avente come obiettivo la difesa dell’Europa dal pericolo di invasione dell’URSS – alla Scienza dei Paesi liberi e democratici. Fu il Laboratorio della Columbia University a New York che accolse Enrico Fermi, quando fu costretto a lasciare l’Italia a causa delle sciagurate leggi razziali.

 

8 maggio 1993, il Professore Zichichi rivolge al Santo Padre – a nome dei diecimila scienziati di Erice – il discorso di benvenuto.
8 maggio 1993, il Professore Zichichi rivolge al Santo Padre – a nome dei diecimila scienziati di Erice – il discorso di benvenuto.

Victor F. Weisskopf è una figura mitica della Scienza Europea. Ero, con John Bell, all’inizio della mia attività scientifica quando l’Europa faceva i primi passi per costruire una struttura in grado di competere con il gigante USA. Questa struttura venne denominata CERN (Centro Europeo Ricerche Nucleari) e insediata a Ginevra. Scopo di questa struttura voluta da Rabi, Blackett e Niels Bohr (uno dei padri fondatori della Fisica Quantistica) era evitare la fuga (quella vera) dei cervelli verso gli Stati Uniti d’America. Il CERN, dotato di macchine e tecnologie avanzatissime, era una condizione necessaria, non sufficiente per creare un polo d’attrazione mondiale per le generazioni di fisici europei, che già erano in giro fuori dai loro Paesi. Oltre alle strutture tecnologiche c’era bisogno di una guida. Questa doveva essere un grande scienziato, un maestro eccezionale capace di generare interessi nuovi. Weisskopf fu il primo fisico al mondo a calcolare gli effetti “virtuali” detti a quei tempi “polarizzazione del vuoto”. Effetti che sono oggi pane quotidiano nella Fisica di frontiera. Non potremmo dire di essere arrivati alle frontiere del Supermondo se non fossimo stati capaci di introdurre nello studio della realtà galileiana gli effetti “virtuali”. Weisskopf portò il CERN al centro dell’attrazione scientifica mondiale. Il mio coetaneo John Bell è diventato famoso per avere scoperto come risolvere il “paradosso di Einstein-Podolsky e Rosen” in sigla “The EPR paradox”.

Questi giganti della Scienza Galileiana del secolo XX firmarono l’8 maggio 1962 a Ginevra l’atto costitutivo della Fondazione Ettore Majorana e Centro di Cultura Scientifica. Nacque così il cosiddetto “Centro di Erice” che ha saputo dare un significato nuovo alla Scienza e alla sua cultura. La Scienza, diceva Fermi, entra nella società attraverso le sue applicazioni, non per merito dei suoi valori.

Ecco perché è necessario distinguere la cultura scientifica dalla divulgazione. Il Centro di Erice ha dimostrato com’è possibile ai valori della Scienza entrare nella cultura del nostro tempo. Di questo c’è bisogno per superare il paradosso cui ci ha portato la divulgazione cosiddetta scientifica, che non distingue la Scienza dalla Tecnica e che non ha mai avuto il coraggio di denunciare la violenza politica e quella economica. Non denunciando le radici da cui nascono la corsa agli armamenti e l’industrializzazione selvaggia il grande pubblico è stato esposto alla tesi che era il progresso scientifico, con i suoi padri, responsabile del pianeta imbottito di bombe e delle 72 Emergenze Planetarie.

Vennero così coniati termini tipo “padre della bomba atomica” e “padre della bomba-H”, senza dire però che i padri di questi due ordigni erano, rispettivamente Hitler e Stalin.
Essendo stati loro a dar vita ai progetti segreti per quelle bombe. È col Manifesto di Erice che si è fatta giustizia su queste mistificazioni culturali. Giustizia coronata nel 1989 con il crollo del Muro di Berlino.

Ed è sempre il Centro di Erice che ha dato l’esempio del ruolo della Scienza per affrontare e risolvere i problemi che affliggono questa meravigliosa navicella spaziale in viaggio attorno al Sole.

Antonino Zichichi